Organizzare funerali nella società plurale: la laicità e le altre culture

Giovedì, 25 Febbraio 2021  10:30-12:30 14:30-16:30
10.30 – 12.30 
RITO LAICO
Come dico addio se non sono credente? Nel contesto di secolarizzazione della nostra cultura, si percepisce ancora la mancanza, in Italia, di esperienze di rito laico in grado di facilitare i familiari nella costruzione della cerimonia funebre di un congiunto, incentrandola sulla memoria e sulla personalizzazione del rito. L’esigenza diffusa è quella di trovare l’essenziale della persona, di rispondere alla domanda: chi era quest’uomo o questa donna? Si accennerà alle funzioni antropologiche del rito (curare la ferita che la morte infligge al corpo sociale), così da far comprendere l’importanza di una proposta rituale articolata e differenziata.
Saranno presentate le esperienze rituali laiche esistenti in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, illustrando come sia possibile costruire uno schema rituale (introduzione, silenzio, letture o preghiere, discorsi di amici e parenti, musica, rituale di addio, chiusura). Sarà evidenziata la rilevanza del luogo e dei simboli che dovrebbero essere presenti, legati soprattutto agli elementi naturali, nell’ottica laica del circolo della vita e del ritorno alla natura. Occorrono inoltre figure come i cerimonieri, professionisti del rituale adeguatamente formati.  
 
14.30 – 16.30
RITI INTERCULTURALI
La società plurale e multiculturale ci chiede, anche, di essere in grado di costruire un rituale per defunti di altre religioni o tradizioni culturali. I riti degli altri ci riguardano, e sono parte fondamentale dell’integrazione degli stranieri. 
Saranno esplorate le più importanti tradizioni delle principali confessioni religiose cristiane e non. Questo corso darà alcune nozioni base, ad esempio cosa occorre per il lavaggio rituale ebraico e per quello islamico, cosa sono il Nirvana e il Samsara nella tradizione buddista, e come parlare di sepolture con persone di altre religioni e culture. 
Tuttavia, si metterà anche in evidenza la complessità che affrontare riti di altre religioni comporta, e l’impossibilità di dominare tutte le infinite variabili. Variabili che sono, infatti, molteplici, anche all’interno di una medesima religione, (ad esempio l’islam), e derivano sia dalla provenienza geografica (un islamico proveniente dal Maghreb potrebbe avere usanze diverse da uno che giunge dall’Iran), sia dalle usanze popolari, sia dalla classe sociale di appartenenza del defunto, sia anche, sovente, dall’esperienza di migrazione sua e della sua famiglia o del suo entourage. 
Per questa ragione è fondamentale apprendere a co-costruire il rito con i familiari, nel dialogo e con un’alta capacità di ascolto. Spiegando loro le leggi funerarie italiane (a cui non si può non attenersi), cercando di rispettare tutti i costumi funebri che non sono contrari alle nostre norme. 
 
Obiettivi di apprendimento:
Il workshop si propone di mettere in grado gli operatori funerari di interagire correttamente con persone appartenenti ad altre culture, e di organizzare funerali di altre tradizioni religiose, anche in assenza di una approfondita competenza sulla cultura dell’interlocutore.
Saranno fornite alcune coordinate delle principali tradizioni religiose presenti sul territorio italiano (oltre al cattolicesimo, il cristianesimo ortodosso, il protestantesimo, l’ebraismo, l’islam; il buddismo), e sulle comunità presenti in Italia (rumeni, albanesi, marocchini, tunisini, algerini, cinesi, russi, senegalesi, nigeriani, pachistani), facendo riferimento alle principali usanze funebri. Ma sarà messo l’accento (data l’impossibilità di dominare ogni singola cultura) sull’importanza dell’ascolto attivo e sulla capacità di rispondere alle richieste mediante l’acquisizione di una consapevolezza interculturale.


Programma in fase di aggiornamento
 

Marina Sozzi
Filosofa, bioeticista e formatrice, ha diretto per diciassette anni la fondazione Ariodante Fabretti, dedicata allo studio dei temi della morte e dell’aiuto al lutto nella società contemporanea. 
Prima ad introdurre in Italia, oltre vent'anni fa, uno schema rituale costruito sul ricordo del defunto, per anni ha formato i cerimonieri del Tempio Crematorio della sua Torino, da sempre all'avanguardia nel rispondere alla domanda di cremazione e di una cerimonia non religiosa.
Oggi mette le proprie competenze, tra cui quelle di fundraising, al servizio di vari enti. È coordinatrice del Centro di Promozione delle cure palliative, costituito dalla Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Dal 2012 scrive il blog "Si può dire morte" - www.sipuodiremorte.it. 
Tra i suoi scritti: Reinventare la morte. Introduzione alla tanatologia (Laterza, 2009); Sia fatta la mia volontà. Ripensare la morte per cambiare la vita (Chiarelettere, 2014); Non sono il mio tumore. Curarsi il cancro in Italia (Chiarelettere, 2019).
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